The Italian Invasion: L’invasione

The Italian Invasion: L’invasione

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The Italian Invasion:L'invasione

Negli anni 2010 gli autori italiani smettono di essere eccezioni e diventano protagonisti assoluti del fumetto americano: da Sara Pichelli a Marco Checchetto, è l’inizio della vera invasione.

📅 Aggiornato: Apr 2026 ⏱️ Lettura: ~6 minuti ✍️ L'Idea Che Ti Manca 📍 Mazzo di Rho (MI)
Fase Quattro
L’Invasione
Anni 2010

1
Il dato che cambia tutto

Nel giugno 2010, su 96 nuove uscite Marvel, 12 erano prodotte da italiani — il 12,5 per cento dell’intera produzione mensile. Sei anni prima, nel 2004, la percentuale era al 4,6 per cento. La crescita è esponenziale, non lineare. Gli italiani non sono più special guest: sono i titolari delle serie di punta.

2
David Messina: il costruttore di reti

Citato come uno dei primi disegnatori romani a entrare stabilmente nel mercato americano, David Messina ha lavorato per Marvel, DC Comics, Image Comics e IDW Publishing, specializzandosi nel fumetto su licenza come Angel e Star Trek. La sua importanza è anche sociologica: Messina diventa un punto di riferimento per la generazione successiva, facilitando contatti e aperture. È grazie ai suoi buoni uffici presso IDW che un giovane Valerio Schiti — laureato in architettura — riesce a fare il suo ingresso nel mercato americano, per poi crescere fino a diventare artista di punta Marvel su titoli cosmici e Avengers.

3
Sara Pichelli: la co-creatrice di un’icona

È impossibile parlare dell’impatto italiano senza citare Sara Pichelli, marchigiana, co-creatrice di Miles Morales. Disegnando la serie Ultimate Spider-Man, Pichelli non ha solo realizzato un fumetto di successo: ha contribuito a un cambiamento culturale globale, dando volto e corpo a uno Spider-Man destinato a diventare il simbolo di una nuova generazione. Il personaggio ha poi vinto il premio Oscar al cinema nella sua versione animata. Il suo stile — pulito, espressivo, modernissimo nella gestione delle espressioni facciali — rappresenta uno dei vertici del fumetto mainstream contemporaneo.

4
Marco Checchetto: il cinema nelle vignette

Veneto, nato a Dolo, Marco Checchetto è probabilmente l’italiano più americano nello stile degli autori della sua generazione. Il suo tratto è cinematografico in senso letterale: costruisce le sequenze come se stesse realizzando lo storyboard di un blockbuster, con angolature audaci e un senso del ritmo visivo che raramente si vede nel fumetto di genere. Entra nel mercato americano nel 2007 con Marvel, lavorando su Deadpool, poi Spider-Man, Daredevil e una run fondamentale su The Punisher con Greg Rucka. Nel 2015 lavora su Star Wars: Shattered Empire, il primo fumetto del nuovo canone Disney/Lucasfilm. È tra gli artisti più quotati del momento — il genere di nome che Marvel mette in copertina come garanzia di qualità.

5
Matteo Scalera: il chaos controllato

Parmense, Matteo Scalera è l’artista dell’energia pura: uno stile stilizzato, fortemente cinetico, influenzato dal design europeo. Dopo diverse testate di Deadpool per Marvel e lavori per DC Comics, nel 2014 co-crea insieme a Rick Remender la serie Black Science per Image Comics — un’opera di fantascienza visionaria che diventa uno dei titoli più celebrati dell’editore indipendente, pubblicata in Italia da BAO Publishing. Scalera è il caso del talento italiano che usa il mainstream come trampolino per poi costruire qualcosa di proprio, con una voce autoriale riconoscibile.

6
Carmine Di Giandomenico: il cinetico assoluto

Teramano, classe 1973, Carmine Di Giandomenico è uno degli italiani stilisticamente più originali nel panorama americano. Si forma nell’universo bonelliano con collaborazioni sull’universo alternativo di Dylan Dog, per poi sbarcare nel mercato USA con un esordio di peso: Daredevil: Battlin’ Jack Murdock per Marvel, co-sceneggiato con Zeb Wells, in cui racconta le origini del padre del Diavolo di Hell’s Kitchen. Fu il primo italiano a riscrivere le origini di Daredevil.

Seguono Spider-Man: Noir, X-Factor con Peter David, e poi la consacrazione su The Flash per DC Comics, dove il suo segno spezzato, nervoso, quasi frenetico — unico nel panorama del fumetto seriale — si rivela perfetto per restituire la velocità e il caos visivo del personaggio. È un caso raro: un autore italiano che ha trovato il personaggio ideale per il proprio stile, piuttosto che adattarsi a uno stile per il personaggio.

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