SUICIDE SQUAD, ovvero: i peggiori supereroi del mondo

SUICIDE SQUAD, ovvero: i peggiori supereroi del mondo, recensione L'IDEA CHE TI MANCAE’ il settembre del 1959 quando a Robert Kanigher, Ross Andru e John Ostrander viene in mente di creare un gruppo di supereroi che di supereroico non ha proprio niente: questi uomini saranno, infatti, dei criminali uniti per compiere missioni talmente pericolose che i semplici militari non potranno portare a termine.

Se i criminali morissero, d’altronde, a chi importerebbe? Se invece avessero successo, uno sconto di pena li aiuterebbe.
E’ la nascita della Task Force X, consegnata alla storia con il nome di Suicide Squad.

Oggi, dopo 67 anni dalla sua nascita, il team dei peggiori del mondo ha ricevuto la sua riduzione filmica, con un cast davvero super ed un regista d’eccezione, ma con una sceneggiatura un po’ traballante.

Amanda Waller, pezzo grosso del ministero della difesa statunitense, decide di formare una squadra di criminali, definiti “il peggio del peggio”, per missioni ad altissimo rischio di morte. Quando una misteriosa e potentissima minaccia si presenta a Midway City, un team formato da criminali che si conoscono appena dovranno intervenire per impedire che la situazione possa peggiorare.

Suicide Squad ruota attorno ad un grande interrogativo: i “cattivi” sono davvero “malvagi”?
I personaggi presentati nel film non sono decisamente degli stinchi di santo, ma come potrebbero, al contempo, essere definiti davvero malvagi? C’è chi fa questo per amore, chi per le persone che gli sono care, chi perché il mondo non gli ha dato una possibilità. Poi, c’è chi potrebbe scegliere di non fare del male, eppure non si fa scrupoli a farlo giustificandosi con un bieco “è quello che andava fatto”.
I personaggi vi entreranno sotto la pelle, vi sarà facile empatizzare con loro, grazie ad una discreta scrittura ed un cast di attori che hanno davvero dato tutto.

Will Smith è un Deadshot potente ed umano, un po’ diverso da quello dei fumetti, ma estremamente convincente. Il carisma dell’ex Principe di Bel-Air è palesabile in ogni scena in cui appare, riuscendo a far sembrare convincente e degno di risata qualunque sua battuta. Poi c’è Jai Courtney, nella parte dell’infido e immaturo Capitan Boomeran: lo storico nemico di Flash, tuttavia, ha la sua buona dose di cattiveria (e di inascoltabile accento australiano). Killer Croc, più simile al Re Squalo, è interpretato con concretezza da Adewale Akinnoue-Agbaje, che gli dona anche una dimensione più dolce ed umana. Joel Kinnaman è il “bravo ragazzo” della situazione, un uomo con un passato sordido, ma che ha mantenuto un’incrollabile fede nella possibilità di fare del bene: Jack Flag. Senza poi dimenticarsi della sorpresa Jay Hernandez, interprete di un El Diablo trattato con curioso rispetto dai creatori: un personaggio ben caratterizzato, coraggioso nonostante l’oscurità nel suo cuore. C’è anche l’Incantatrice, che nonostante il buon lavoro di Cara Delevigne, rimane il personaggio più traballante del team, assieme a Katana (Karen Fukuhara), che nonostante un background da eroina misteriosa di serie A, riceve un trattamento che la rende abbastanza dimenticabile.

Meritano menzioni a parte due personaggi: Amanda Waller e Harley Quinn. La prima è interpretata da una fenomenale Viola Davis, già apprezzabile in Le Regole del Delitto Perfetto. Un personaggio sgradevole sin dalla sua prima apparizione, che vi sorprenderà per la sua indicibile crudeltà e scorrettezza. Una donna malefica, forse anche più della sua controparte cartacea.

SUICIDE SQUAD, ovvero: i peggiori supereroi del mondo, recensione L'IDEA CHE TI MANCA
Poi c’è Margot Robbie e la sua Harley Quinn. Matta da legare, sexy, divertente, magnetica, in una parola: perfetta. L’attrice australiana incarna, in tutto e per tutto, il personaggio nato nella serie animata di Batman degli anni ’90. Non c’è una frase od una sua espressione che non possano suscitarvi genuine risa per la sua capacità di rendere tutto ciò che dice e fa efficace, credibile.
E’ infatti la credibilità delle battute e del forte humor nero che rende questo film capace di essere preso comunque seriamente, nonostante lo stile patinato messo in scena. David Ayer riesce infatti a giocare con questa curiosa dualità, regalandoci un prodotto senza dubbio oscuro e serioso, ma che non per questo deve mancare di sense of humor.

Suicide Squad non è però esente da difetti. Il villain è il grosso problema della pellicola. Mal caratterizzato, con motivazioni appena accennate e alleati blandamente presentati, non riesce semplicemente ad essere credibile. Rimane comunque una minaccia seria, ma non si può, in alcun modo, essere seriamente colpiti da esso. Anzi, è probabile che lo dimenticherete non appena usciti dalla sala.
Altro problema è il Joker. Appare per soli 15 minuti, quindi è difficile dare un giudizio sulla tanto attesa performance di Jared Leto, ma per me è una sufficienza stentata. Il leader dei 30 Seconds to Mars si impegna al massimo, ma quello che vedo altro non è che un gangster pittoresco, più che un pazzo assassino che uccide bambini con piedi di porco. Inoltre, è praticamente ininfluente alla trama.
Oltre a ciò, è evidente come il montaggio del film abbia tagliato, con poca attenzione, alcune scene, che pare però non andranno perse. Dobbiamo quindi contare in un ricco Director’s Cut.

In definitiva, Suicide Squad è un film che vi rimarrà nel cuore per i suoi personaggi e l’azione sfrenata, palesandosi come un moderno super-action movie. Probabilmente non sarà altrettanto per la trama ed il villain, ma quando hai personaggi come quelli, davvero importa?

Voto: 7.5/10

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