SOUTHERN BASTARDS – Un crudo ritratto del sud degli Stati Uniti

southern-bastardsIl sud degli Stati Uniti è spesso considerato come una terra a sé stante, rispetto al resto della nazione.
Quando si parla di USA, si è soliti fare riferimento alle splendenti metropoli del nord-est, come New York e Boston, o le scintillanti città californiane. Il sud, invece, è un luogo legato a tradizioni ancora antiche, restio al cambiamento, profondamente conservatore. In cui la legge è dettata da signorotti locali potenti e temuti, che governano individui pavidi e omertosi.
Southern Bastards, di Jason Aaron e Jason Latour, racconta tutto questo.

Craw County, Alabama, è una immaginaria contea degli Stati Uniti d’America dove fa ritorno, dopo molti anni di assenza, Earl Tubb. Fuggito da una realtà che detestava, l’anziano Earl si trova qui per assistere suo zio, ma scoprirà come le cose siano cambiate in peggio, da quando era giovane. Un uomo come lui, figlio dell’ex sceriffo, deve prendersi certe responsabilità: starà a lui sfidare coach Boss, il potente signorotto della zona.

Southern Bastards non è una serie adatta a chiunque. E’ un fumetto dai toni realistici, ricco di violenza fisica e verbale, ma anche di scene dal forte significato emotivo. Jason Aaron punta sullo sviluppo di un personaggio fortemente anti-eroico, dato che Earl, pur scegliendo di rimanere a Craw County per sgominare la malavita locale, non ha per nulla le caratteristiche di un personaggio positivo. Misantropo, per certi versi codardo, Earl è convinto a fare quello che deve fare solo perché sente i doveri di suo padre ricadere su di lui. Ricordarlo è il solo modo che ha per sentirsi un uomo, per adempiere a quel dovere da tipico uomo del sud, proveniente dalla provincia conservatrice.
Southern Bastards, però, ci ricorda che le cose non vanno sempre nel migliore dei modi. Questo non è il mondo di Superman e dell’Uomo Ragno, non è la società dei grattacieli e del progresso: è un luogo dove le persone hanno paura, e non vogliono ribellarsi alla situazione attuale. Sebbene essa sia cattiva, è pur sempre il minore dei mali.

A Coach Boss è invece dedicato il secondo arco della serie, in cui viene narrata la sua adolescenza, la scalata che gli ha permesso di diventare l’uomo più temuto della contea. Come un giovane ragazzo, che amava soltanto il football e voleva allontanarsi da una realtà sterile e arida, sia stato costretto a diventare un leone tra i leoni. Fino a diventare qualcosa che somiglia poco più che a un bullo troppo cresciuto. Un mafioso che teme soltanto di essere dimenticato. L’antagonista principale dell’intera serie.
Un uomo che si configura come “colui che è rimasto” al sud, coloro i quali, nel nostro paese, vengono definiti “quelli che resistono”. Come fosse un aspetto positivo.
Aaron non si dimentica, poi, di dipingere il colorito contesto della vicenda. Il sud è presentato attraverso un variopinto affresco, in cui trovano il loro posto l’amore per il football, il razzismo, le case in legno, la cucina a base di carne e fritture, una lingua incomprensibile e vicina al dialetto (reso al meglio delle possibilità nella traduzione italiana).

Jason Latour, disegnatore unico nel suo genere, dona un tocco fortemente personale alla vicenda. Uno storytelling dinamico, realistico e violento, si sposa meravigliosamente con colori forti, caldi e impressionanti. Lo stile del tratto, indie e semplice, con sfondi spesso appena accennati (o persino inesistenti) ma grande precisione nei dettagli rende la sua visione del sud degli Stati Uniti indimenticabile.

Insomma, Southern Bastards è quello che cercate se volete una seria alternativa al fumetto supereroistico o fantasy americano, se cercate qualcosa di totalmente diverso dalla massa.  In Italia sono già usciti i primi due archi, in volume firmato Panini. Siete avvertiti, però: il suo pessimismo naturale e il suo crudo realismo potrebbero rivelarsi troppo, anche per gli stomaci più preparati.

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