KARNAK – Il punto debole in ogni cosa

Dicembre 1965, su Fantastic Four #45 di Stan Lee e Jack Kirby fanno il loro esordio gli Inumani, uno dei supergruppi più noti della Marvel Comics, ma che solo di recente sono riusciti a farsi notare dal grande pubblico. Tra di essi, giace però un uomo qualunque, la cui unica dote è una grande intelligenza: il suo nome è Karnak, capace di vedere il punto debole in ogni cosa.
Sono dovuti trascorrere più di cinquant’anni perché Karnak potesse ricevere una sua serie in solitario, grazie a Warren Ellis e Gerardo Zafino.

La trama è apparentemente semplice: l’AIM ha rapito uno dei neo-Inumani, il quale sembrava non aver sviluppato alcun potere a seguito della diffusione delle nebbie terrigene sulla Terra. Sin da subito, l’evento sembra sospetto, e lo Shield è costretto a rivolgersi a Karnak per investigare. Il caso si rivelerà però molto più difficile di quanto sembri.

Una trama del genere si presenta perfetta per poter presentare un personaggio ai più sconosciuto. Oltre a narrarci brevemente la storia di Karnak e la sua difficile infanzia, Ellis caratterizza eccellentemente il personaggio, rendendolo quasi qualcosa di diverso dalla versione che vediamo nelle principali testate Marvel. Se in molte di esse, l’inumano appare sovente come un personaggio di sfondo, molto spesso in difficoltà senza particolari ragioni, qui la fa da padrone, presentandosi invece come estremamente carismatico e in grado di gestire le situazioni più complicate.

Karnak viene ridefinito come una sorta di monaco shaolin, un santone nichilista e seguace del realismo speculativo, che insegna la sua filosofia come magister della Torre della Saggezza inumana.

Per l’universo, le pietre sono più importanti di voi“, recita all’inizio della serie, ai suoi discepoli. “Per una pietra, voi non siete nulla“.

Un pensiero assolutamente naturale, per un uomo capace di vedere il punto debole in ogni cosa, non solo in un nemico o in un edificio, ma anche in un piano, un pensiero, una filosofia. L’interpretazione della realtà è per lui chiara. Cosa succederebbe, però, se qualcuno riuscisse ad intaccare le sue convinzioni? Se qualcuno fosse capace di costringerlo a rivedere la visione, in apparenza infallibile, che ha del mondo?
Una cosa del genere potrebbe apparire come un affronto allo spietato Karnak, che si lascia senza problemi alle spalle una scia di morte e distruzione. In fondo, “Vivo o morto sono soltanto insignificanti stati elettrochimici“. L’antagonista della serie è pronto a sfidare le sue indistruttibili convinzioni: avrà anche lui un punto debole?

Gerardo Zafino (#1-2) e Roland Boschi (#3-6), con uno stile acido, minimalista e crudo non si fanno scrupoli a descriverci con dovizia di particolari l’avventura del magister, passando da scene metafisiche e spettacolari alla diabolica e sanguinosa realtà con pochi complimenti. E’ necessario per altro avvisarvi che i due non hanno lesinato su scene che potrebbe disturbare i più sensibili.
I colori di Dan Brown, caldi e avvolgenti, sono un altro importante aspetto della serie, garantendo solidità alla scena.

Con pochi dubbi, Karnak è una delle migliori serie dell’ultimo anno in casa Marvel, un piccolo gioiellino che non può mancare nella vostra libreria fumettistica.

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