JUSTICE LEAGUE – Il trionfo di una storia lineare (Recensione)

L’universo cinematografico DC ne ha passate, sin dal suo debutto, di cotte e di crude.
Film che hanno per lo più lasciato la critica largamente insoddisfatta, mentre molti fan li hanno difesi ad oltranza.
In una guerra che non ha motivo di esistere, solo Wonder Woman è riuscito a spiccare, in attesa del film-evento atteso da anni: Justice League.
Nonostante una forse eccessiva linearità, ci troviamo ad una pellicola tutt’altro che deludente.

La Terra è ancora sconvolta dalla morte di Superman, e qualcuno vuole sfruttare questo vuoto di potere: Steppenwolf, generale delle truppe di Apokolips, è pronto a tornare dal suo esilio e prendersi il pianeta. Batman dovrà riunire una squadra formata dai più potenti eroi della Terra per fermare questa minaccia.

Justice League, in maniera simile ad altre pellicole del genere, prova sin da subito a mettere le cose in chiaro: questo è un film corale, in cui nessuno è davvero protagonista, poiché è la squadra ad essere l’attrazione principale. Una delle maggiori paure che avevo era quella di un Batman, come al solito ben interpretato da Ben Affleck, troppo invadente. Fortunatamente non è stato questo il caso; al contempo, però i fan del “miglior detective del mondo” potrebbero rimanere un po’ perplessi da come la sua proverbiale intelligenza venga spesso marginalizzata. Gal Gadot, il cuore della squadra, è semplicemente fantastica, la sua Wonder Woman è senza dubbio il miglior personaggio del film, insieme ad un Flash comic relief che, pur riuscendo a smorzare come si deve i toni, alla lunga risulta un po’ fastidioso. Ezra Miller comunque fa del suo meglio, e va per questo premiato.
Cyborg, per quanto sembri fatto di cristalli grigiastri a causa di una pessima CGI, è alla fine uno dei personaggi più importanti, seppure solo per motivi di sceneggiatura, e non per un Ray Fisher appena sulla sufficienza. Problematico, invece, è parlare di Aquaman. il Re di Atlantide è praticamente ininfluente allo svolgimento della trama, riuscendo ad attirare l’attenzione per l’interpretazione cafona e sopra le righe di Jason Momoa, che punta molto sul suo sex-appeal e la sua gestualità.
Uno dei maggiori problemi del film è il villain, Steppenwolf: più che un cattivo, il generale apokoliptiano è un pretesto, sebbene questo fosse largamente prevedibile. Ciaran Hinds fa quel che serve per rendere il personaggio convincente, ma poco può fare con una sceneggiatura scarna e una CGI che lo fa apparire come un pupazzo di plastica.

In ruoli minori, appaiono anche un buon J. K. Simmons come il Commissario Gordon (che rimane su schermo plausibilmente meno di cinque minuti), Amy Adams per la terza volta come Lois Lane e Diane Lane nel ruolo della madre di Superman. Anche Henry Cavill fa la sua comparsa, interpretando ovviamente l’Uomo d’Acciaio, senza sfigurare e riuscendo, mai come prima d’ora, a comunicare speranza e giustizia.

Come avete potuto notare, ho spesso citato la CGI come uno dei maggiori difetti del film. Purtroppo, non si può fare a meno di puntare il dito verso effetti computerizzati non all’altezza, qualcosa che ritengo impensabile per un film del 2017 costato ben 300 milioni di dollari. Gli sfondi, troppo spesso, risultano difficili da prendere sul serio, sembrando fatti con tecnologie green screen vecchie di almeno vent’anni, mentre i Parademoni, le malevole truppe di Apokolips, e alcune creature, sembrano troppo spesso strutture di plastica e gomma.
Tuttavia, questo non rovina eccessivamente la pellicola, anche grazie ad un Zack Snyder che, pur rimanendo fedele al suo stile, tutto atmosfere cupe e rallenty, non esagera come nelle sue ultime uscite e allegerisce una storia che fa della linearità il suo punto di forza. La mano di Joss Whedon, che ha compiuto alcuni reshoot in sostituzione di Snyder, è presente, ma non così pesante come si poteva pensare. E’ però palese che il film sia stato penalizzato da un minutaggio di sole due ore, troppo poche per gestire decentemente tutti questi personaggi: è lecito sperare in un director’s cut di almeno venti minuti in più.

Diversi i rimandi fumettistici, utili a far venire l’acquolina in bocca al pubblico fan delle opere originali, i ritorni di personaggi amati e i colpi di scena. A tal proposito, non perdetevi le due scene post-crediti, una delle quali sarà una enorme sorpresa per tutti.
Inoltre, la nostalgia risuonerà forte grazie all’uso dei temi musicali ormai associati a Superman e Wonder Woman, che ben si fondono alle musiche di Danny Elfman, il leggendario compositore già autore della colonna sonora di alcune serie animate DC.
Nonostante ciò, come detto più sopra è la linearità uno dei punti di forza del film. Justice League non perde tempo, non lascia fronzoli, si limita a comunicare una storia tranquilla, limitata all’essenziale, ma non per questo mancante di mordente e suspense.
Le scene d’azione sono divertenti e ben gestite, comunicando quel senso di supereroismo che tanto manca in molti cinefumetti moderni.

Insomma, Justice League non propone nulla di nuovo, ma si limita a riproporre una formula già collaudata nel miglior modo possibile, puntando sul carisma dei suoi interpreti e su tanta azione.

Voto: 7.5/10

E tu cosa ne pensi del film? Faccelo sapere nei commenti!

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