INJECTION – Uno sperimentale noir-fantasy

injectionWarren Ellis e Declan Shalvey, si sa, non sono due fumettisti qualunque. Il primo, in particolare, si è ritagliato un posto importante nella storia del fumetto americano grazie al suo stile e alle sue tematiche. Autore di opere quali The Authority, Planetary, Transmetropolitan e Nextwave, e noto per le sue gestioni di Thunderbolts e Hellblazer,  ha collaborato con il più giovane Shalvey (già visto su Hero Killers e Deadpool) per la prima volta con Moon Knight, celebrata miniserie dedicata al protettore dei viandanti notturni di casa Marvel.
I due si sono riuniti poi per un grandioso noir thriller in salsa fantasy/fantascientifica (a voi la scelta): Injection.

Anni fa, esisteva un think tank governativo in seno ai servizi segreti britannici, nota coma “Unità di cross-contaminazione culturale”. I suoi membri sono stati divisi da un misterioso evento. Oggi, Maria Kilbride, una geniale e folle scienziata, Brigid Roth, una hacker irlandese, Simeon Winters, analista strategico, Vivek Hedland, “sherlockiano” detective, e Robin Morel, esperto di folclore britannico, sono riuniti da una pericolosa minaccia, che rischia di portare la fine del mondo: l’Inoculazione.

Tralasciando l’orribile traduzione italiana (Injection può tradursi anche con il più semplice “iniezione”), la serie non si allontana molto dai soliti canoni ellisiani. Il transumanismo e il rapporto tra modernità e folclore continuano a farla da padroni. Tuttavia, sono diversi altri fattori a stupire: una narrazione temporalmente dislocata, diverse sottotrame che sviluppano i protagonisti, il forte minimalismo. Senza dimenticare un alto ammontare di violenza quasi tarantiniana.
Injection prosegue su due diversi binari: innanzitutto, ci vengono narrati gli antefatti della storia, mostrandoci i nostri protagonisti più giovani e sani (non solo fisicamente) agli inizi della loro collaborazione. Altrove, invece, prosegue il racconto delle attuali occupazioni dell’ex Unità di cross-contaminazione. Molte ai limiti della legalità, o in nome della sicurezza governativa.

Tentativo principale della storia è mostrare come i concetti di magia e tecnologia non siano poi così dissimili. La prima è soltanto il “nome arcaico” della seconda, eppure per molti si tratta di campi ben distinti. Qui le differenze, però, sbiadiscono, e la conclusione è semplicemente che si parli dello stesso argomento. Argomento che è impossibile da evitare in una terra antica e magica come la Gran Bretagna, soprattutto per un uomo come Robin Morel, appassionato della sua storia.
In effetti, altro tema della saga, è il concetto di “britannicità”: viene spesso evidenziato come Morel sia britannico da generazioni, ma nel corso della serie appaiono discendenti di immigrati indiani, africani e irlandesi. Il tutto passa apparentemente inosservato, ma ad un certo punto emerge evidente come una sorta di elefante nella stanza. Una Gran Bretagna moderna, multiculturale, eppure divisa da una sorta di patriottismo quasi campanilistico, come fa notare lo stesso Morel definendosi prima inglese che britannico.

Declan Shalvey, aiutato dai colori del solito Jordie Bellaire, sceglie uno stile profondamente minimalistico, con molta attenzione per i personaggi e l’azione. Gli sfondi appaiono quasi inesistenti, e la natura appare semplice e spoglia. Ricchi di dettagli invece i protagonisti e le altre figure umane, in special modo in volto. Lo storytelling è dinamico, quasi cinematografico, con un gusto che ricorda spesso lo stile di Frank Quitely e Quentin Tarantino.
Senza dimenticarsi poi delle meravigliose copertine, sempre ad opera di Shalvey.

Insomma, Injection è ciò che fa per voi se volete leggere qualcosa di sperimentale ed appassionante. Non perdetevelo.

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